La parola scritta, il potere e la guerra

La parola scritta, il potere e la guerra

Creato: Fri, 05/04/2019 - 17:13
di: Torino
Quando:
Thu, 11/04/2019 - 21:00
Proposto da : Fuoriluogo Interzona
La parola scritta, il potere e la guerra

GIOVEDÌ 11 | 4 | ’19 ORE 21.00
Possibilità di cenare prima del dibattito
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"LA PAROLA SCRITTA, IL POTERE E LA GUERRA"

Il 25 marzo, al Tribunale di Torino, si è svolta un'udienza inusuale. A soli sette giorni dalla morte in combattimento contro l'Isis di Lorenzo Orsetti, cinque torinesi che hanno deciso volontariamente di andare in Siria per unirsi alle sue stesse formazioni, ossia i curdi delle Unità di protezione del popolo e delle donne (Ypg-Ypj) che si battono contro l'Isis, sono stati proposti dalla procura di Torino per la "Sorveglianza speciale", una misura che limita in modo radicale la libertà personale e i diritti civili dell'individuo senza accuse, senza ipotesi di reato e senza processo, sulla base di una legge del 1931 mantenuta nell'ordinamento italiano con le modifiche del 1956 e del 2011.

La procura propone l'espulsione coatta dei cinque dalla nostra città e il confino in un altro comune, il divieto di guida e di espatrio, fino alla proibizione di svolgere attività politiche e riunirsi con più di due persone, o addirittura di parlare in pubblico. Il motivo? Avendo appreso l'uso delle armi per combattere contro l'Isis, e avendo più volte espresso un'opinione contraria al modello capitalista di società (e avendo espresso un apprezzamento per il concetto di rivoluzione) Maria Edgarda, Davide, Jacopo, Paolo e Jak sarebbero da considerarsi "socialmente pericolosi".

Se tutto questo è surreale e inquietante, un elemento appare incredibile: per dimostrare la pericolosità di cinque persone che hanno rischiato la vita per proteggere i civili siriani ed europei da una delle organizzazioni terroristiche più atroci del pianeta, il pubblico ministero Emanuela Pedrotta non ha esitato a citare numerosi stralci del libro di Davide Grasso "Hevalen. Perchè sono andato a combattere l'Isis in Siria" (Alegre, 2017) come prova della sua pericolosità.

Tutto ciò ci richiama a un interrogativo lacerante e, quindi, purtroppo ancora attuale: può la parola scritta divenire giustificazione per la limitazione della libertà? Possono le idee e i libri essere messi sotto "sorveglianza"? Possono le opinioni divenire materia per i tribunali, addirittura senza che venga contestato un reato?

Ne discutiamo
con
Davide Grasso (uno dei proposti per la misura, scrittore ed ex combattente Ypg)
Gabriele Proglio (ricercatore in storia contemporanea presso l'università di Coimbra)
Bèatrice Louise Borsa (studentessa universitaria che leggerà i passi citati in Tribunale dalla procura della repubblica, in modo che tutti possano farsene un'idea)
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Ingresso libero con tessera arci